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Mercoledì, 14 Maggio 2008 - 21:29 Inviato da : redazione
 (AGI) - Roma, 14 mag.-Domani, a mezzogiorno, alla Libreria Rinascita di Largo Agosta, a Roma, avra' luogo la reunion dei rappresentanti e degli artisti delle etichette discografiche indipendenti italiane per protestare contro la nuova normativa Enpals che impone la risoluzione immediata dei pagamenti in sospeso dal 2004 a oggi. "La circolare Enpals dello scorso 19 febbraio, che impone a tutte le etichette discografiche di saldare importi arretrati a nostro avviso non dovuti del quadriennio 2004-2007 entro il prossimo 25 luglio, minaccia di mettere in ginocchio la discografia delle piccole etichette indipendenti".
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Mercoledì, 02 Aprile 2008 - 00:44 Inviato da : redazione
 Il cantautore romano Enrico Capuano (dal mese di marzo nei negozi di musica con il nuovo cd "Fuori dalla stanza", fotografia sonora di impegno sociale e di lotta contro tutte le guerre) sarà ospite della trasmissione "Tetris", condotta da Luca Telese, in onda su La7 venerdì 4 aprile alle 00:05 e in replica sabato 5 aprile alle 13.
Tra gli ospiti della puntata l'Onorevole Daniela Santanchè, candidata a premier per La Destra, il candidato al Senato per il Pdl Giuseppe Ciarrapico, Franco Grillini, candidato a sindaco di Roma per il partito socialista. A poco più di una settimana dal voto la politica e l'arte si "incontrano" nel programma moderato da Luca Telese.
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Giovedì, 15 Novembre 2007 - 10:39 Inviato da : redazione
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Mercoledì, 21 Marzo 2007 - 17:06 Inviato da : redazione

Giuseppe è un grande regista. Ci ha insegnato che il cinema può e deve parlare di politica, per gettare luce su verità scomode e per questo taciute, oscurate, mistificate.
Giuseppe Ferrara ha fatto film bellissimi e importanti, ma soprattutto veri, dirompenti, anche crudi nel loro realismo: ha avuto il coraggio di farci vedere la “procura dei veleni” nel film Giovanni Falcone; ci ha mostrato le brutalità, l’orrore delle azioni e le spaventose politiche della CIA in Faccia di spia; ha raccontato l’Italia dei mille misteri e degli intrighi tra poteri forti in film come I banchieri di Dio e Segreto di Stato.
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Domenica, 18 Marzo 2007 - 01:57 Inviato da : redazione

In attesa del nuovo disco, che speriamo arrivi presto....
...consigliamo di riascoltare Robespierre, potente inno che congiunge il mito della rivoluzione francese agli anni '70 attraverso .... la toponomastica dell'Emilia rossa.
Il video sio può scaricare al sito www.offlagadiscopax.it
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Giovedì, 25 Maggio 2006 - 14:02 Inviato da : redazione

people vs military industry di Eric Drooker, tratto da: www.drooker.com
fgciarts è una sezione del sito che, fino ad ora, è rimasta vuota…
La inauguriamo oggi con dei contributi che diventeranno un appuntamento fisso del sito: un approfondimento musicale e quattro recensioni di dischi apenna usciti o di prossima uscita.
L’autore è Ilario Galati, giornalista pubblicista e voce di PrimaVera Radio, del network di Radio Popolare. Ilario, inoltre, è uno dei redattori di www.musicboom.it, una delle riviste musicali on-line più lette.
La sua rubrica comincia con un approfondimento sul nuovo disco dei Gang, la mitica band dei fratelli Severini (il disco uscirà domani). Prosegue, poi, con la recensioni di quattro dischi appena usciti…
BUONA LETTURA !
In più, per gli amanti della musica che domani sera si trovassero a passare da Bologna, segnaliamo il CONCERTO organizzato dalla FGCI bolognese che, nel piccolo, vuole replicare il grande successo del concerto organizzato dalla FGCI alla Locanda Atlantide di Roma nel marzo scorso.
Dulcis in fundo: quando abbiamo scelto il nome della sezione che inauguriamo oggi eravamo a corto di fantasia…fgciarts, però, è “bruttino” come nome e vorremmo cambiarlo: dateci una mano proponendo nomi per la sezione di approfondimento culturale, musicale e artistico del sito scrivendo a redazione@fgci.it
E’ davvero tutto, buon ascolto!!!
Approfondimento:
GANG – IL SEME E LA SPERANZA di Ilario Galati
Recensioni:
BLACK HEART PROCESSION – THE SPELL
ASSALTI FRONTALI – MI SA CHE STANOTTE…
QUINTORIGO – IL CANNONE
THE STREETS – THE HARDEST WAY TO MAKE AN EASY LIVING
19 Commenti 
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Giovedì, 25 Maggio 2006 - 13:50 Inviato da : redazione

Dopo circa sei anni da Controverso – e mai titolo fu più azzeccato - e a due da Nel Tempo e Oltre Cantando, bel disco targato Storie di Note con il gruppo popolare marchigiano La Macina, i Gang ritornano con un attesissimo nuovo lavoro. Il Seme e La Speranza è il titolo dell’ultimo capitolo di una saga che, tra mille difficoltà, tra alti e bassi, ci riconsegna una band affiatata e ispirata. Il nuovo disco si inserisce con coerenza nel filone inaugurato nel 1991 dal seminale Le Radici e Le Ali, vera e propria pietra angolare della produzione del duo, nonché opera cruciale per il rock targato Italia in generale e per la canzone politica in particolare. Il Seme e La Speranza si presenta bene sin dalla copertina, che ritrae un dipinto del conterraneo Enzo Cucchi.
Il nuovo lavoro dei Gang conta 12 tracce riuscite (più 4 passaggi interlocutori), alcune delle quali ben note agli appassionati della band, perché trattasi di riletture in alcuni casi molto azzeccate di vecchi brani; in altri casi i fratelli Severini si cimentano con brani della tradizione popolare, in altri casi ancora troviamo inediti veri e propri. Si parte con E’ Terra Nostra, languido e sofferto canto che traccia l’epopea contadina con le colline marchigiane a fare da sfondo. Carica di pathos l’interpretazione di Marino, che si conferma ancora una volta una delle più intense e credibili voci della nostra canzone d’autore. Dello stesso segno la successiva Lacrime del Sole, che prende le mosse da una antica canzone gaelica: al centro della riflessione ancora la terra,la vita contadina e la sua cultura, legata per millenni alle stagioni, ad una scansione del tempo ciclica e non storica. Non mancano canzoni ispirate ai tanto amati ereteci: A Maria è un inedito dedicato a Maria Santiloni Cavatassi, partigiana prima e sindacalista nelle campagne poi, che rappresenta un pezzo della storia del grande ‘umanesimo di razza contadina’. Il sound della band è mutato parecchio rispetto al passato e il tratto più interessante di questo mutamento è rintracciabile in una sintesi riuscita tra le varie esperienze, da una parte il combat-rock di matrice clashiana degli inizi, dall’altra la grande tradizione della musica popolare. Gran spolvero di fiati e organo, belle le chitarre acustiche ed elettriche, in vista fisarmoniche e archi.
La storia partigiana ritorna nel quarto inedito del disco, 4 maggio 1944 – In Memoria, che narra dell’eccidio avvenuto in quella data a Sant’Angelo di Arcevia, in provincia di Pesaro Urbino, per mano delle orde nazifasciste: i nuovi barbari trucidarono 63 persone, tra partigiani e civili. Un piccolo pezzo di storia che gronda ancora sangue ed uno dei momenti più alti del nuovo lavoro della band. Ci si lascia dietro le spalle la storia patria con la sesta traccia, A La Molina No Voy Mas, un brano di origine peruviana che faceva parte del repertorio di Victor Jara, il cantautore cileno torturato ed ucciso dopo il golpe. Era con le mani che Victor suonava le sue canzoni, e per questo, prima che fosse fucilato, gli squadristi di Pinochet gliele amputarono.
Si prosegue con le riproposizioni di alcuni anthem dei Gang: una Comandante enfatica, con una chitarra (quasi) punk che fa capolino nel refrain; una poco riuscita rilettura di Chico Mendes, brano dedicato al seringueiro barbaramente assassinato dai fazenderos, trasformata in una semplice ballata quando, nella versione originale che trovava posto in Le Radici e Le Ali, aveva raggiunto la forma definitiva grazie ad uno scatenato ritmo latino che rimandava tanto al terzomondismo di Sandinista; una versione di La Pianura dei 7 fratelli interpretata dal Coro delle Mondine di Novi, senza bisogno di supporto ‘strumentale’. Ma forse il ‘ripescaggio’ più emozionante è quello de La Canzone dell’Emigrante, brano originariamente in inglese che faceva parte della track-list di Reds, disco del 1989 che precedeva la svolta, non solo linguistica, di Le Radici, e che fu composto a quattro mani da Marino e Ambrogio Sparagna: su una melodia tra le più dolenti mai scritte dal maestro dell’organetto, Marino intesse una vicenda paradigmatica di dolore per lo sradicamento forzato dalla propria terra. La nuova versione, con il testo in italiano, è un bel modo per omaggiare anzitutto sé stessi, tirando fuori dal dimenticatoio uno dei momenti più alti della propria storia musicale.
Non mancano tradizionali e cover e le scelte che i fratelli compiono non potevano essere più azzeccate, a partire da una versione tirata e trascinante di Saluteremo il Signor Padrone, come omaggio e ricordo di Giovanna Daffini, vera e propria figura epica della nostra tradizione: “Una maestra, una dei nostri, una mondina” per dirla come Marino. Si emigra oltre oceano per la cover di This Land Is Your Land di Woody Guthrie, l’antesignano di tutti i cantautori, il padre spirituale di Bob Dylan, il simbolo di un’altra America. Colui il quale girava il suo continente con una chitarra sulla quale aveva scritto This machine kills fascists, per rendere manifeste le sue idee di opposizione alla spietata democrazia che escludeva sistematicamente gli ultimi e i reietti, che erano i personaggi dalla cui parte naturalmente Woody stava. A sostenere Marino diversi ospiti, tra cui Cisco Bellotti (ex-Modena City Ramblers), Marco Mezzetti dei Ratoblanco, Graziano Romani e Paolo Enrico Archetti Maestri deigli Yo Yo Mundi.
Si chiude con l’epica Il Lavoro Per Il Pane, inedito che riprende un altro grande eretico della storia, Gandhi, che nella prospettiva dei Gang non è così lontano da Marx.
In conclusione, un disco che ripaga la lunga attesa: “riportano tutto a casa” i fratelli Severini, con un piede nel passato ma lo sguardo sempre in avanti, a scrutare nuovi orizzonti. Una lezione che ci ricorda di come non possa esserci futuro senza memoria. Ancora una volta, da una parte le radici, la terra, la propria vicenda personale che si intreccia a quella di tanti; dall’altra le ali, la voglia di spiccare il volo, di trasformare l’esistente per costruire un futuro diverso
Un futuro dal cuore antico.
GANG – IL SEME E LA SPERANZA - lifegate music
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Giovedì, 25 Maggio 2006 - 13:46 Inviato da : redazione
BLACK HEART PROCESSION – THE SPELL – Touch and go ****
A quattro anni da Amore del Tropico, la band capitanata da Pall e Tobias ritorna con un disco ancora intenso e capace di creare emozioni forti. Oscuro e profondamente calato nella mitologia americana, The Spell segna una piccola svolta per la band californiana che, pur mantenendo il solito corredo noir, muta di poco i suoni e gli arrangiamenti in favore di una maggiore immediatezza. Ciò naturalmente non significa certo che la musica del gruppo sia diventata facilmente accessibile. Bellissime le atmosfere create da Places, una sofferta ballata nella quale la band dà sfoggio di tutta la sua perizia compositiva. The Letter e la title-track gli altri episodi più riusciti.
ASSALTI FRONTALI – MI SA CHE STANOTTE… - il manifesto ***1/2
Ha fretta Militant A. Ha urgenza di comunicare. Così, orfano dei fidi Brutopop, ha dato alle stampe in breve tempo il sequel di HSL. Mi Sa Che stanotte ci riconsegna l’entità rap più poetica e politica d’Italia ancora in forma. Disco di sostanza, che fa il solito effetto di un notiziario antagonista, solo che le storie che racconta sono forse più private che in passato. Riuscita la sintesi tra le rime di Militant e i beat di Max Casacci, che con la sua Casasonica si occupa della produzione artistica dell’album. Particolarmente belle Gaia Per Davvero, ballata urbana carica di sofferenza e dolore e Plus Militant, strano ibrido danzereccio che indica nuove strade da battere per il gruppo.
QUINTORIGO – IL CANNONE – venus **
Ormai orfani di John De Leo, una delle più interessanti voci della nostra musica recente, i Quintorigo tentano di proseguire nel loro percorso lasciandosi guidare dalla new entry Luisa Cattifogli. Per quanto dotata, la cantante però non riesce a sopperire alla mancanza di una vocalità così peculiare quale era quella di John. Il risultato è un disco poco incisivo, fatto per lo più di cover, nel quale la band, nonostante alcuni arrangiamenti davvero belli, non riesce a riproporre quell’alchimia sospesa tra musica da camera e pop che aveva contraddistinto i tre dischi precedenti. Il gruppo rilegge con poca convinzione gli Area, Bob Marley, Charles Mingus (la cover di Goodbye Pork Pie Hat è forse il momento migliore), i Police (l’episodio più fastidioso) e presenta degli inediti nei quali si avverte chiaramente l’assenza di una voce che era anzitutto un marchio di fabbrica.
THE STREETS – THE HARDEST WAY TO MAKE AN EASY LIVING – warner ***
Arrivato alla terza prova, il terribile Skinner mostra segni evidenti di stanchezza. Una formula che solo qualche hanno fa aveva attirato l’attenzione di tutta la stampa specializzata, adesso comincia sostanzialmente a girare a vuoto. Il bulletto di periferia dalla rima facile e dalla pronuncia pessima è lontano anni luce dalla spontaneità di un disco, in qualche modo seminale, come Original Pirate Material. Resta il fatto che il nuovo lavoro di The Streets è comunque una spanna sopra a tanti dischi provenienti dalla terra d’Albione che vengono puntualmente incensati da certa stampa. Non mancano quindi pezzi killer come il singolo When You Wasn’t Famous e la title-track, ma da un ‘irregolare’ della musica ci aspettiamo di più. A Mtv piace, a noi un po’ meno.
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